Per ora il classico peluche giace per lo più silenzioso sul divano o alla testata del letto. Ma mentre le macchine imparano a parlare, anche il ruolo di questi oggetti familiari che accompagnano le persone da generazioni comincia lentamente a cambiare.
Un essere familiare
Un peluche è sempre stato più di un semplice giocattolo. È stato ascoltatore, superficie di proiezione e fonte di conforto nelle ore solitarie o difficili – per persone di ogni età. Il suo effetto non si basava mai soltanto sulla sua funzione, ma sulla sua presenza silenziosa. Proprio perché non chiedeva nulla, poteva assorbire molto. In questa affidabilità risiedeva la sua vera forza. Chi conservava un simile essere conservava spesso anche un frammento d’infanzia e di continuità emotiva. Ma questo silenzio, a lungo considerato ovvio, comincia ora gradualmente a trasformarsi.
La voce nella stanza
Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale capace di parlare, il rapporto tra uomo e oggetto sta cambiando in modo fondamentale. I dispositivi non reagiscono più soltanto ai comandi, ma rispondono anche. Lo schermo perde importanza, mentre la voce e la presenza fisica passano in primo piano. Un oggetto nella stanza che reagisce occasionalmente appare diverso da un’app sullo smartphone. Non è uno strumento, ma una presenza. Un peluche che ogni tanto parla e interagisce con il suo proprietario apparirebbe quindi meno come tecnologia e più come l’estensione di un interlocutore familiare.
Meno funzione, più presenza
Il vero cambiamento non risiederebbe in nuove funzioni. Un simile essere non dovrebbe spiegare, organizzare o controllare nulla. Basterebbe reagire occasionalmente. Una breve frase, un commento sommesso o anche solo un segno di attenzione sarebbero sufficienti. Proprio questa discrezione sarebbe decisiva. Una comunicazione continua sarebbe invadente, perché il significato nasce dalla rarità. L’oggetto non diventerebbe così un interlocutore, ma una forma di accompagnamento discreto.
Una risposta alla solitudine
In una società sempre più individualizzata, questa prospettiva acquista peso. I dispositivi tecnologici sono onnipresenti, ma raramente creano vicinanza. Ciò che manca non è l’informazione, ma la presenza. Un oggetto in grado di percepire e reagire potrebbe generare una forma sottile di accompagnamento – non come sostituto delle relazioni umane, ma come silenziosa integrazione della quotidianità. Proprio l’aspetto di un peluche renderebbe credibile questo sviluppo. Da decenni esso fa parte degli spazi privati e delle routine emotive.
La cautela dei produttori
Colpisce quanto molte aziende tradizionali reagiscano con cautela a queste nuove possibilità. Mentre i colossi tecnologici lavorano ad assistenti vocali, i produttori classici restano fedeli al conosciuto. In alcune parti dell’Asia, soprattutto in Cina, si è già più avanti. Lì le prime figure di peluche e di compagnia dotate di intelligenza artificiale vengono da tempo sperimentate e integrate nella vita quotidiana – in modo silenzioso e quasi incidentale. I marchi europei, al contrario, esitano. L’unione di oggetti emotivamente connotati con tecnologia intelligente appare ancora rischiosa. Un essere che ascolta ed è sempre disponibile potrebbe simulare vicinanza sociale e spostare così il confine tra legame autentico e artificiale. Anche la gestione responsabile dei dati personali e delle conversazioni sensibili è tutt’altro che chiarita.
Un nuovo sviluppo
I peluche con una propria voce sono ancora rari. Ma le condizioni per la loro esistenza sono ormai create. L’intelligenza artificiale può ascoltare, rispondere e adattarsi. La tecnologia è ormai piccola e discreta. Soprattutto, cresce il bisogno di una compagnia silenziosa. Proprio per questo sta emergendo qui una nuova categoria: cose con una personalità minima che non sono né giocattoli né macchine. Per i bambini dei prossimi anni questo sviluppo sarà probabilmente del tutto naturale. Cresceranno con esseri che reagiscono e rispondono occasionalmente. Ciò che oggi appare ancora insolito potrebbe diventare per loro normale quanto un tempo il peluche silenzioso sul cuscino.




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